Dopo il brutto colpo della scomparsa di Fabrizio, riprendiamo a pubblicare alcune news, recuperando un arretrato di agosto, si lascia la parola a Cristian:
Sono arrivato alla stazione di Trieste nella mattinata di
sabato 8 luglio. Il buon Linus della Boegan di Trieste è venuto a prendermi e
mi ha portato presso la struttura che per una settimana sarebbe stata la nostra
casa, la nostra mensa, il nostro magazzino,la nostra scuola e la nostra area
ricreativa.
Trattasi di un ex-caserma angloamericana risalente al tempo
in cui Trieste era territorio libero posto sotto la giurisdizione degli
Alleati. Dopo essere stato un ricovero per sfollati istriani, negli anni '80 ha
subito una laboriosa ristrutturazione, divenendo l'Ostello Scout Alpe Adria, in
località Prosecco.
Io e il pugliese Umberto siamo i primi allievi giunti e prendiamo posto in una delle camerate.
Nel pomeriggio arrivano quasi tutti e presto si instaura un clima amichevole, subito arricchito dai racconti delle proprie esperienze speleologiche, in un meltin pot di accenti diversi rappresentanti varie regioni: Lombardia, Friuli, Veneto, Umbria, Calabria, Puglia, Emilia Romagna.
Iniziano ad affluire anche gli istruttori e il direttore della Scuola, Stefano Nicolini, ci ragguaglia brevemente sul regolamento e ci fornisce il piano generale delle attività che andremo a coprire durante il corso.
Prima di cena assistiamo alla prima lezione teorica del corso: introduzione su progressione, tecniche d'armo e materiali. Nulla che la maggior parte di noi non sapesse già, ma è servito a farci entrare nella giusta forma mentis.
Gli istruttori iniziano a formare i gruppi per la prima attività pratica. Sul muro troviamo presto esposti i rilievi delle grotte che avremmo visitato, gli elenchi coi componenti dei gruppi e il relativo materiale.
Io e il pugliese Umberto siamo i primi allievi giunti e prendiamo posto in una delle camerate.
Nel pomeriggio arrivano quasi tutti e presto si instaura un clima amichevole, subito arricchito dai racconti delle proprie esperienze speleologiche, in un meltin pot di accenti diversi rappresentanti varie regioni: Lombardia, Friuli, Veneto, Umbria, Calabria, Puglia, Emilia Romagna.
Iniziano ad affluire anche gli istruttori e il direttore della Scuola, Stefano Nicolini, ci ragguaglia brevemente sul regolamento e ci fornisce il piano generale delle attività che andremo a coprire durante il corso.
Prima di cena assistiamo alla prima lezione teorica del corso: introduzione su progressione, tecniche d'armo e materiali. Nulla che la maggior parte di noi non sapesse già, ma è servito a farci entrare nella giusta forma mentis.
Gli istruttori iniziano a formare i gruppi per la prima attività pratica. Sul muro troviamo presto esposti i rilievi delle grotte che avremmo visitato, gli elenchi coi componenti dei gruppi e il relativo materiale.
Dopo cena (devo dire che non c'è stata una volta in cui non
abbiamo mangiato egregiamente in tutta la settimana), ritiriamo il materiale
dal magazzino e ci apprestiamo a prepararlo per il giorno dopo, filando le
corde nei sacchi e organizzando i moschettoni.
Domenica 9: palestra.
Siamo divisi in due grossi gruppi. Una metà andrà alla
Grotta dei Cacciatori (una dolina di crollo molto bella), mentre l'altra metà
si recherà in una ex cava nella stessa zona.
Io sono assegnato alla Cacciatori. Passiamo i primi momenti cercando di capire assieme agli istruttori il livello tecnico di ogni allievo, al fine di ottimizzare attività e persone.
Salvo un paio di persone che avevano fatto il corso base pochi mesi prima (per correttezza devo dire che la cosa non era molto evidente, anzi si sono dimostrate piuttosto preparate), l'esperienza media dei partecipanti consiste in circa due o tre anni di pratica speleologica.
Tanto noi quanto gli istruttori abbiamo ritenuto che il nostro livello fosse giusto per partecipare ad un corso tecnico: nessuno di noi era troppo principiante per capire i contenuti, ma al tempo stesso nessuno di noi era troppo esperto da non riuscire a cambiare, ad apprendere, ad adattarsi. Secondo me è proprio questo il punto cruciale: il corso può dare tanto ma devi arrivarci in un momento in cui sei ancora capace di assorbire come una spugna, con la mente spalancata e conscio del fatto che su quindici istruttori, ogni tecnica ti verrà insegnata correttamente ma, potenzialmente, con quindici varianti a seconda delle preferenze e dell'esperienza del docente stesso.
Io sono assegnato alla Cacciatori. Passiamo i primi momenti cercando di capire assieme agli istruttori il livello tecnico di ogni allievo, al fine di ottimizzare attività e persone.
Salvo un paio di persone che avevano fatto il corso base pochi mesi prima (per correttezza devo dire che la cosa non era molto evidente, anzi si sono dimostrate piuttosto preparate), l'esperienza media dei partecipanti consiste in circa due o tre anni di pratica speleologica.
Tanto noi quanto gli istruttori abbiamo ritenuto che il nostro livello fosse giusto per partecipare ad un corso tecnico: nessuno di noi era troppo principiante per capire i contenuti, ma al tempo stesso nessuno di noi era troppo esperto da non riuscire a cambiare, ad apprendere, ad adattarsi. Secondo me è proprio questo il punto cruciale: il corso può dare tanto ma devi arrivarci in un momento in cui sei ancora capace di assorbire come una spugna, con la mente spalancata e conscio del fatto che su quindici istruttori, ogni tecnica ti verrà insegnata correttamente ma, potenzialmente, con quindici varianti a seconda delle preferenze e dell'esperienza del docente stesso.
Premetto che non ho visto spocchia da parte di nessun
allievo, nemmeno tra i giovanissimi che, comprensibilmente, potevano avere
l'impeto della gioventù. In ogni caso, osservando capacità e perizia degli
istruttori, abbiamo comunque fatto un bel bagno di umiltà.



